Sveglia alle 7 e abbondantissima colazione: Nutella, burro, marmellata, succo d'arancia, cappuccino e fantastiche paste alla crema appena sfornate. Per la cronaca, Lollo ne mangia una e io mangio le tre che rimangono, evvai! Poi, giusto il tempo di sgombrare la camera dal casino che avevamo fatto e di preparare le borse, e si parte! Abbiamo un attimo di tracollo quando ci danno il conto del pernottamento più la mangiata del giorno prima, ma pazienza, ormai è fatta e la mente e tutta concentrata sulla tappa di oggi. E poi i due gestori, fratello e sorella, son simpatici in fondo, ci hanno preso in simpatia per l'idea un po' stramba di fare questo giro nonostante il freddo e la nebbia... e in un certo modo e un po' tutto il baretto dell'albergo e i vecchini mattinieri che fanno il tifo per noi =) Giusto il tempo di sentire l'ultimo commento sportivo del fratello - “Oh ma lo sapete cosa ha fatto il Milan? Perdeva 0-3 e ha finito 4-3” - e via per l'avventura!
Ad essere onesti, prima di partire lasciamo all'albergo una borsa a testa con le cose più pesanti ed inutili per il giro che stavamo per fare. Infatti, il nostro piano sul percorso residuo è cambiato. Dal momento che per il giorno successivo è prevista pioggia e nessuno di noi ha voglia di farsi un viaggio in discesa verso Firenze sotto il diluvio, abbiamo deciso di tagliare il finale e raggiungere invece come obiettivo la vetta più alta dell'intero percorso, il Monte Poggiaccio a 1200 metri sul livello del mare. Yeah.
Morale, si parte in mezzo ad una nebbia fitta fitta che avvolge tutto, ci si infila nel bosco e si inizia una lunga e lenta salita. Il paesaggio è bellissimo. Non si vede oltre un metro dentro al bosco da entrambi i lati, tutti i rumori sono attutiti e, in effetti, non si sente nessun rumore, neanche gli uccelli nel bosco. Non passa quasi nessuna macchina e sembra di essere davvero fuori dal tempo.
Dopo cinque kilometri abbondanti di salita, finalmente arriviamo a Pian di Balestra - luogo di antiche battaglie tra Romani e Galli - da cui il sentiero prosegue sterrato. Passiamo di fianco alle ultime villone, difese da cani incazzatissimi, e poi ci inerpichiamo per un sentiero in mezzo al bosco, a volte sconnesso e troppo sassoso, a volte piatto e infangato, ma sempre terribilmente in salita. Ma non c'è nulla di cui lamentarsi quanto al paesaggio...spettrale e magico insieme. E dopo poco incominciamo ad incontrare le prime tracce di storia, la prima è una cava a vista da cui sono state estratte le pietre per lastricare la via romana (Flaminia minor, Flaminia militare) che passava proprio lungo questo percorso.
La salita continua quindi fino a che non incontriamo un vecchio sbarramento, di cui rimangono solo i piloni laterali di cemento. Si tratta del confine tra Emilia-Romagna e Toscana, suggestivissimo qui, nelle nebbie, in mezzo al bosco, lungo questo sentiero selvaggio. Dopo le foto di rito ed un altro po' di salita, passando prima per casolari abbandonati, strumenti agricoli ibernati e fermi sul ciglio della strada e piccole a grandi aperture nella boscaglia che fanno passare folate di vento e pioviggine, inizia finalmente la discesa. Abbiamo passato il Monte Bastione, nome azzeccatissimo.
La discesa prosegue lungo lo stesso tipo di sentiero, sempre sconnesso e a tratti infangato, ma davvero bellissimo. Dopo un po', un bel cartello giallo ci segnala che a pochi passi dal sentiero attuale ci sono alcuni tratti a vista della via Flaminia, fichissimo! Dopo un piccolo raccoglimento lirico, immaginando legioni in marcia serrata, carovane mercantili che arrancano circospette tra le nebbie, corrieri che portano notizie di vittorie e di disfatta...riprendiamo il cammino.
Ogni tanto ci sono degli squarci sulle vallate sottostanti, altre volte la vista si apre su piccole radure locali, magari con una casa abitata, degli animali al pascolo e qualche cane che abbaia, ma per il resto l'impressione è quella di essere veramente lontani da tutto e da tutti. A un certo punto il sentiero esce dal bosco e ci troviamo davanti un cancello con un cartello “Chiudere il cancello, grazie” ed una bella mucca disegnata sopra. Si entra in un altipiano erboso immerso nella nebbia, i prati sono tutti ondulati ed al centro di questi prati c'è una bella casona di sasso con a lato un recinto, che probabilmente serve a contenere le mucche che vengono lì su a pascolare.
Proseguendo raggiungiamo la Piana degli Ossi - un antico sito per la produzione di calce viva mediante forni interrati - e quindi l'incrocio Passeggere, il punto più basso della discesa. Da questo punto in poi, incomincia la salita per il Poggiaccio. Ancora una volta, andiamo avanti passando per tratti fangosi e per tratti ripidi e sassosi... fino a quando il sentiero si fa così scomodo che decidiamo di appoggiare la bici e proseguire a piedi.
Oramai è imperativo conquistare la cima! La nebbia è sempre più fitta e ogni tanto viene giù qualche piccolo scroscio d'acqua, ma noi non ci facciamo intimorire e arriviamo fino in cima! Foto di rito, mezza barretta di cioccolata a testa - la cioccolata della vittoria =) - e via verso il ritorno, arrancando su per le salite e godendoci alla fine tutta la discesona che ci riporta a Madonna dei Fornelli. Più di due ore per andare, quindici minuti per tornare, tanto per darvi una idea!
A Madonna dei Fornelli ci fermiamo rapidamanete all'albergo per ritirare le borse messe da parte e per salutare e poi si riparte. Il diabolico piano prevede a questo punto di scaracollarci per quattro kilometri in discesa fino a San Benedetto val di Sambro, comune principale della zone, per cui passa il treno per Bologna. Senonché le nostre informazioni non erano proprio precise precise. Ci dicono che la stazione non è poi proprio, proprio a San Benedetto... è almeno una quindicina di kilometri più in là, di cui almeno tre in salita! E che sarà mai! Affrontiamo questa botta finale di salita e poi ci lanciamo per altri 4 kilometri in discesa verso la stazione che si trova giù, giù nel fondovalle! In questa giornata, passata a viaggiare sparati in discesa, ci siamo spostati di 900 metri in altitudine in praticamente un'oretta!
Arrrivati in stazione, scopriamo che il treno giusto arriverà a minuti e che quello successivo passerà dopo un'ora... e allora via di corsa col lavoro di squadra: Lollo va a cercare il binario giusto e il vagone delle bici ed io cerco di procurare i biglietti. Il compito più facile? A quanto pare anche qui c'è un buon margine per incamellarsi...mi rifilano due biglietti sconto giovani senza sovratassa bicicletta per un totale di uno sconto pazzesco, ma cosa volete che ne sappia io? Io credevo di essere stato chiaro: “due biglietti sola andata per Bologna e per due bici”... voi cosa capireste? Ad ogni modo, il controllore ha pietà di noi e lascia passare. Solo qualche fermata ci separa da Bologna... e dire che in bici sembrava così lontana! Va beh, momento di autocelebrazione... ce l'abbiamo fatta e abbiamo salvato l'onore, siamo stanchi come stracci bastonati, ma l'impresa è compiuta. Yeah!
FINE...?